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Pubblicati in questi giorni da parte dell’Inail, i risultati di un importante studio legato alla presenza dell'amianto nelle scuole laziali. Il progetto che ha visto la partecipazione di molti enti statali (Inail, Regione Lazio, Ausl di Viterbo, Centro regionale Amianto e Istituto Superiore della Sanità) ha contemplato in una prima fase la "mappatura" degli istituti scolastici, e successivamente l'invio di una scheda notizie ai dirigenti responsabili dei complessi scolastici. I numeri dell'indagine sono impressionanti per la loro vastità. Sono stati contattati, infatti, quasi 2.000 presidi di tutta la regione, (esattamente 1.990) ad essi sono state richieste notizie sui 3.762 edifici di loro competenza. 

L'Inail a tale scopo ha predisposto una scheda informativa, con essa si chiedeva se il dirigente avesse contezza o anche solo il sospetto, di presenza di amianto negli edifici scolastici. Le schede che sono ritornate ai ricercatori sono state il 40% di quelle inviate (1.451), nel 4% di queste (ben 52 edifici) già il dirigente aveva la certezza di presenza di MCA (materiali contenenti amianto). Per 233 edifici è stato invece richiesto un sopralluogo particolareggiato, esso è stato eseguito dagli esperti dell'Ausl di Viterbo, che in 167 di questi sopralluoghi hanno rinvenuto presenza di amianto all'interno degli edifici.

I lavori, commissionati dall'Inail, sono stati raggruppati in una monografia dal titolo "Progetto di mappatura dell'amianto nelle scuole". Esso ha posto l'accento, su come a oltre quasi un quarto di secolo dall'entrata in vigore della legge, di messa a bando dell'amianto, siano ancora tanti gli edifici scolastici in cui vi è la presenza del cosiddetto materiale killer. Durante la presentazione del progetto, i relatori hanno evidenziato come molti dei dirigenti scolastici hanno evitato di inviare i dati richiesti, cosa questa che ha di fatto mancare quella rigorosità scientifica cui il lavoro puntava. 

Andando nello specifico dei risultati, si evidenzia come i luoghi in cui è stato rinvenuto amianto, il più delle volte sono riconducibili a cassoni idraulici in disuso, o a pavimenti in vinil-amianto, in qualche caso l’asbesto è stato ritrovato in contro soffitti, o addirittura nelle coperture esterne degli edifici.

Il lavoro è stato presentato all'interno di un convegno, in cui si analizzava la sicurezza degli edifici scolastici, la prima parte del volume pubblicato riportava un esaustivo esame della legislazione vigente, che regola la sicurezza dei lavoratori, (personale docente e non docente) che a vario titolo gravitano all'interno dei complessi scolastici laziali. Il volume conteneva inoltre indicazioni particolareggiate, su come procedere alla riduzione dei rischi legati all'esposizione di MCA per studenti e docenti, indicazioni che però nella maggior parte dei casi non possono essere messe in atto per la mancanza di risorse economiche, legate allo smaltimento dell'amianto. 

L’amianto è stato usato in maniera frequente fino agli anni 90, esso però è stato bandito con una norma ad hoc del 1992, l’asbesto infatti se sfaldato è pericolosissimo, ed è per questo che il suo monitoraggio deve essere costante, soprattutto in quei luoghi in cui la permanenza è abbastanza frequente. Il lavoro nelle intenzioni dei relatori, dovrebbe essere il primo passo verso un censimento definitivo, della presenza di MCA nei complessi scolastici presenti in tutto il Lazio.

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