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L'amianto (o asbesto) è un minerale, un silicato per esattezza, di composizione fibrosa, utilizzato da migliaia di anni nel settore edile per la sua resistenza alle elevate temperature.

Materiale antincendio per eccellenza, l'amianto si presenta sotto le seguenti forme:
- a matrice compatta: si tratta di miscele di amianto, cemento e resine impiegate per la loro robustezza nell'edilizia e nella produzione di tubazioni, canalizzazioni, pannelli, facciate, rivestimenti in amianto spruzzato, lastre ondulate per la copertura di tettoie e box, fioriere;
- a matrice friabile: è impiegato per la realizzazione di materiali termoisolanti, ininfiammabili e coperture per pavimentazioni;
- puro: materia di riempimento, tessuti, corde, sbarramenti antifiamma.

Detto questo, come si scopre la presenza dell'amianto in casa?
Non è così difficile: in tutti gli edifici costruiti prima del 1990 questo materiale ha trovato un largo impiego.
La legge n. 257 del 27/03/1992 ne ha vietato definitivamente l'uso perché altamente pericoloso e dannoso per la salute.
Occorre precisare, tuttavia, che l'amianto compatto è meno nocivo rispetto a quello friabile e usurato, poiché quest'ultimo rilascia nell'aria fibre sottilissime. I filamenti, una volta inalati, possono permanere nell'organismo anche 30 - 40 anni, prima che si palesino gravi problemi respiratori. Le principali patologie provocate dalle fibre di amianto sono l'asbestosi e il mesotelioma pleurico, un cancro incurabile e dal decorso piuttosto rapido e infausto. I sintomi principali sono dispnea, dolore toracico e una forte difficoltà a respirare.
La terapia chemioterapica non riesce a migliorare le condizioni del paziente a causa delle gravi conseguenze che essa comporta: astenia, perdita dei capelli e diminuzione delle cellule del sangue.

Nel momento in cui si sospetta la presenza di amianto all'interno di qualsiasi edificio che risalga al periodo antecedente al 1990, è necessario intervenire immediatamente. In questo caso si deve contattare l'ASL o l'ARPA competente per la provincia di appartenenza. Quando ci si rivolge a queste istituzioni è sempre bene consultare il relativo sito internet. In genere esso riporta tutte le informative sui costi da sostenere per lo smaltimento e la bonifica e la presenza di eventuali incentivi.

Acquisite queste notizie occorre scegliere una ditta specializzata in bonifica e messa in sicurezza, tra quelle iscritte all'albo nazionale dei gestori ambientali, che è tenuta a presentare un piano di lavoro all'ASL competente.
Il documento deve descrivere nel dettaglio le procedure d'isolamento dell'area da bonificare, per impedire la dispersione nell'aria delle fibre.
Gli addetti all'operazione devono indossare tute e mascherine realizzate in materiali appositi e aver conseguito la relativa abilitazione. I corsi sono particolarmente lunghi e complessi e i test finali molto rigidi. L'elevata professionalità degli operatori si riflette inevitabilmente sui costi, piuttosto elevati, che un risanamento comporta.

Da anni la legge prevede l'obbligo di censire tutti gli immobili e i manufatti realizzati in amianto oltre alla nomina di un responsabile che si occupi di acquisire le informazioni sullo stato d'integrità delle opere e che avanzi le proposte per compiere le bonifiche necessarie.
Di fatto, il provvedimento è rimasto lettera morta. La realtà è fatta di tettoie, rivestimenti, tubazioni e fioriere in amianto, che fanno ancora bella mostra di se ovunque. Il problema è fondamentalmente uno: bonificare e smaltire costa troppo.

Di recente Legambiente si è occupata di queste problematiche avanzando una proposta molto interessante. Tutti coloro che mettono in vendita edifici costruiti prima del 1992 devono attestare obbligatoriamente nell'atto notarile la presenza o assenza di amianto. Un'assunzione di responsabilità che potrebbe far scattare maggiori controlli e interventi.

In generale comunque, è sempre opportuno, qualora si rilevi la presenza di amianto negli edifici del Comune di residenza, informarsi presso la pubblica amministrazione, per sapere se il proprietario ha adempiuto all'obbligo di dichiarare l'esistenza di questo materiale e se è stato nominato un responsabile deputato a monitorare la situazione.

Fa ancora riflettere con un certo rammarico la sentenza della Cassazione che ha cancellato tutti risarcimenti precedentemente disposti dalla Corte d'Appello sulla base della mera prescrizione del reato di "disastro". La latenza dell'amianto nell'organismo è di diversi decenni, forse una normativa specifica in materia, sarebbe auspicabile.

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