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In Italia l'amianto è illegale. Tutti sanno che questo materiale tanto in voga fino agli anni Ottanta è stato bandito in Europa a causa della sua elevatissima pericolosità, che ha causato innumerevoli morti. 

Eppure, nonostante da 20 anni esistano delle leggi chiare che impediscono a chiunque di continuare a utilizzare questo materiale, obbligando i possessori di edifici con copertura in amianto a smaltire o trattare le tavole, l'Italia è diventato il primo importatore di amianto dall'India.

Si tratta di un paradosso che è venuto alla luce solo poco tempo fa che ha destato non poco clamore per la pericolosità dell'attività e su cui è stata aperta un'indagine da parte del PM Guariniello, che ha deciso di vederci chiaro sulla vicenda. Il traffico di amianto è stato scoperto casualmente, leggendo dei rapporti del Governo di New Delhi che indicano l'Italia come destinazione primaria per lo smaltimento del loro carico nocivo.

Raffaele Guariniello si è messo immediatamente in moto con il suo pool del settore sanità della Procura di Torino, ha chiesto la collaborazione dell'Agenzia Doganale ma, ad oggi, le indagini non hanno ancora portato il magistrato a individuare quali siano le aziende che ricevono l'amianto dall'India.

Andando ad analizzare i dati che emergono dai documenti del Governo di New Delhi, emerge che tra il 2011 e il 2012 l'Italia ha ricevuto dall'India 1040 tonnellate di amianto, che hanno fruttato 26mila euro. Mentre Guariniello di impegna per scoprire dove siano stati fatti arrivare questi carichi di asbesto, dalle carte internazionali emerge un'altra verità piuttosto sconvolgente, ossia che l'Italia non acquista amianto solo dall'India ma anche dagli Stati Uniti, tanto che nello stesso medesimo periodo di due anni questo traffico ha generato un profitto di circa 13mila dollari. Si tratta per lo più di fibre di amianto, ma i senatori del Partito Democratico che hanno deciso di seguire la vicenda hanno recentemente dichiarato nel loro rapporto presentato in Senato che dagli Stati Uniti sono arrivati anche oltre 300 manufatti di amianto, di cui si è persa ogni traccia una volta passati per le Dogane. 

Scoprire la destinazione di questi prodotti d'amianto è fondamentale per capire quale possa essere l'utilizzo nel nostro territorio. Gli inquirenti temono che i clienti del Governo di New Delhi e degli esportatori americani siano delle imprese legate alla criminalità organizzata che operano nel nostro territorio nel comparto edile. Le organizzazioni criminali, infatti, hanno i mezzi e le potenzialità per gestire un traffico così ingente di prodotti d'amianto e la possibilità che questa sia la strada giusta da percorrere è supportata anche dalle scoperte effettuate non più tardi di qualche mese fa dagli inquirenti in Emilia Romagna. Infatti, è stato accertato che alcune imprese operanti a Finale Emilia nei lavori di ricostruzione degli edifici scolastici danneggiati dal grave sisma che ha colpito la zona nel 2012, abbiano utilizzato materiale contaminato d'amianto.

Inoltre, pare che i prodotti d'amianto vengano utilizzati per la produzione di manufatti in cemento armato: in Italia come in gran parte del mondo, infatti, dopo la certezza che questi materiali causi malattie mortali, si è cominciato a impiegare gli scarti in altre produzioni che generano fatturati milionari con le esportazioni. Si tratta di un business in crescita, a cui è difficile porre un freno se le istituzioni preposte al controllo non si impegnano per una collaborazione costruttiva nella lotta contro i reati di questo tipo.

Da quanto emerso dalle indagini, le importazioni di amianto si sono prolungate fino al 2014 ma resta da capire come abbiano fatto questi manufatti ad arrivare fino in Italia senza essere stati bloccati nei porti d'attracco dalle Dogane, che avrebbero dovuto restituire il carico al mittente a sue spese. L'amianto è un materiale molto pericoloso capace di contaminare in qualsiasi momento chiunque ne venga a contatto a qualunque titolo: le sue spore sono altamente volatili e possono essere respirate quasi senza accorgersene.

L'inchiesta del PM Guariniello va ad accodarsi a quella in corso sulle oltre 2mila denunce di omicidio che gravano sull'azienda Eternit di Casale Monferrato, in Piemonte, il cui processo ha però subito una brusca battuta d'arresto dopo l'annullamento in cassazione del primo provvedimento di disastro ambientale a carico dei rappresentanti dell'azienda.

Guariniello ha dispiegato un ingente numero di esperti e di poliziotti per indagare sul percorso compiuto da questi prodotti, nel tentativo di individuare anche gli eventuali e ulteriori edifici realizzati con questo materiale nocivo di importazione.

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