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L'amianto nelle scuole: questa emergenza, spesso sottovalutata, torna a far parlare di sé con nuove, inquietanti stime. Questa volta, nel mirino ci sono gli insegnanti: la categoria, infatti, conta un numero impressionante di morti per patologie connesse alla massiccia presenza di eternit negli edifici scolastici.

Dal 1993 ad oggi sono più di una sessantina i professori deceduti a causa di tumori contratti fra i banchi di scuola; ad essi si aggiungono i casi riguardanti altre categorie professionali legate al medesimo settore come i bidelli, i ricercatori, i tecnici di laboratorio e gli addetti alla segreteria.

Tutte queste persone hanno trascorso l'intera vita lavorativa all'interno di strutture composte in gran parte da eternit: questo materiale, infatti, è stato largamente utilizzato per la coibentazione delle tubature e come materiale da isolamento termico, acustico e anti-incendio. I laboratori, inoltre, in passato usavano frequentemente tessuti e pannelli in amianto per realizzare lavori ed esperimenti di vario tipo; il crisotilo, una particolare variante di asbesto conosciuta anche con il nome di "amianto bianco", era addirittura fra i componenti del "Das" in polvere prima che questo prodotto venisse messo in commercio nella versione già premiscelata in panetto che oggi conosciamo.

In queste condizioni sono stati tanti i lavoratori dell'ambiente scolastico che nel lungo periodo hanno sviluppato forme mortali di mesotelioma: dopo essere stato latente per circa 37 anni, il tumore si è manifestato con spiccata virulenza portando alla morte nell'arco di pochi mesi. La maggior parte delle persone malate è deceduta prima dei 65 anni di età: la pleura è solitamente uno degli organi più colpiti, e non a caso.

Negli edifici ad alto contenuto di amianto, infatti, il contatto con il materiale tossico avviene proprio respirandone le polveri. Si comprende quindi come i deceduti per mesotelioma contratto nelle scuole siano in realtà molto più di quanto dichiarato dalle stime ufficiali: a riguardo, si ipotizzano addirittura più di 150 casi, molti dei quali si sarebbero verificati negli ultimi anni.

Dal 2009 al 2012, infatti, la mortalità ha registrato un vero e proprio "picco", attestando un significativo aumento rispetto al triennio precedente. Nonostante la preoccupazione destata da questi rilievi, le autorità statali non hanno ancora effettuato adeguati interventi di bonifica delle strutture scolastiche; sembra che non si conosca neanche l'esatto numero degli edifici da bonificare. In attesa di una concreta soluzione del problema, alcune scuole hanno messo in atto misure precauzionali volte a ridurre il più possibile i rischi: è il caso dell' "Istituto Tecnico Leonardo da Vinci" di Firenze che raccomanda ai suoi studenti di non danneggiare i muri, di non correre e di evitare qualsiasi contatto brusco con pareti, porte, finestre e pavimenti. Strutture come questa attendono da anni l'asportazione dell'amianto dalle intercapedini e da altre zone a stretto contatto con alunni e personale scolastico: in questi casi, i lavori sono stati rimandati per motivi burocratici e per carenza di fondi.

A dispetto del reale pericolo per la salute rappresentato dalla presenza dell'amianto, queste scuole hanno riaperto regolarmente e si preparano ad affrontare un nuovo anno scolastico. Diverso è il caso della scuola elementare "Antonio Gramsci" di Alpignano, attualmente chiusa perchè "realizzata con materiali e logiche di costruzione superati con presenza di pannelli in cemento/amianto". Per questa scuola, dichiarata in un primo momento conforme agli attuali standard di sicurezza, è stata decretata la chiusura a giugno scorso a causa di un elevato contenuto di fibre di amianto. I prossimi lavori manutentivi prevederanno anche l'eliminazione dei materiali tossici, ma ciò non basta a tranquillizzare le famiglie e gli insegnanti. "I timori in ogni caso restano" ha dichiarato il presidente del Comitato Genitori "Se adesso è necessario addirittura chiudere la scuola, possibile che fino a ieri andasse tutto bene?".

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