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tetto in eternit

La lavorazione dell'amianto in Italia è fuori legge da oltre venti anni, tuttavia il problema costituito da questa fibra killer è ancora alquanto sottostimato dalla maggior parte della popolazione. Solamente nelle città al centro delle recenti cronache e protagoniste del processo conclusosi a Torino, sedi degli stabilimenti dove si effettuava la sua lavorazione, l'amianto è considerato il nemico numero uno, causa di malattie che non lasciano scampo. La diffusione di questo materiale negli anni settanta ed ottanta, dovuta soprattutto al suo basso costo, ha fatto si che oggi, nel nostro paese, si contino 35 mila siti ancora da bonificare e solamente poco meno di duemila siti già bonificati.

Recenti stime calcolano che in Italia siano presenti circa 32 milioni di tonnellate, che ai ritmi di smaltimento attuale, potrebbero richiedere 85 anni per una bonifica totale. Questo è un tema importante per il governo, che ha inserito nel 2015 la possibilità di detrazione delle spese legate agli interventi per lo smaltimento dell'amianto, sempre piuttosto elevate. Il provvedimento ha chiaramente lo scopo di aiutare e sensibilizzare la popolazione ad intervenire senza necessariamente attendere provvedimenti da parte delle amministrazioni locali. Non solo, oltre centotrenta milioni di euro sono stati stanziati dal governo per accelerare il processo di bonifica soprattutto nelle aree maggiormente colpite quali : Casale Monferrato, Broni, Priolo, Massa Carrara, Bagnoli e Bari. Secondo le associazioni di categoria e quelle ambientaliste molto di più dovrà essere fatto, e maggiore dovrà essere l'impegno delle istituzioni per avere dei risultati soddisfacenti.

Le malattie provocate dalla fibra killer sono due: il mesotelioma e l'asbestosi. Il primo in particolare è una forma tumorale che non ha cura e ha una aspettativa di vita molto breve, di circa 18 mesi. La ricerca, molto avanzata soprattutto nella città di Casale Monferrato, sta facendo passi avanti importanti nell'individuazione dei fattori che rendono questa malattia così aggressiva, alimentando le speranze che si possa arrivare ad una cura, anche se non in tempi brevi.

Le vittime ogni anno sono circa tremila, di cui più di mille dovute al mesotelioma. Oltre quindicimila sono stati i morti per mesotelioma dal 1993 ad oggi, con un aumento importante dei casi registrati nella popolazione che non ha mai lavorato negli stabilimenti Eternit. Considerando che il periodo di incubazione è molto lungo, fino a quaranta anni, il tasso di mortalità è in aumento e gli esperti prevedono il picco della mortalità nel 2025. 

In questo drammatico quadro si inserisce la sconcertante sentenza della Cassazione che ha messo la parola fine al processo storico del "caso Eternit", dichiarando prescritto il reato di disastro ambientale e cancellando di fatto tutti i risarcimenti stabiliti nel precedenti gradi di giudizio. Nel processo erano imputati inizialmente lo svizzero Stephan Schmidheiny ed il barone belga Louis De Cartier, amministratori della società Eternit negli anni settanta e ottanta, ma il belga è morto nel 2013 lasciando solo lo svizzero imputato nel processo tenutosi a Torino. Nel 2013, in primo grado, la condanna a Schmidheiny fu di 16 anni di carcere aumentata a 18 anni al termine del processo di appello, dove la corte aveva disposto anche il pagamento di provvisionali da milioni di euro come risarcimento per le vittime ed i comuni interessati dal disastro, ora cancellate. 

La sentenza della Cassazione deriva da un processo sbagliato nella forma, a detta di molti avvocati, in quanto non prevedeva i reati di omicidio colposo e lesioni, che non si sarebbero prescritti, ma solamente il reato di disastro innominato, per il quale la legge prevede la prescrizione in 15 anni. Il pm Guariniello, che ha sostenuto l'accusa, ha confermato di aver già chiesto il rinvio a giudizio per l'omicidio volontario di oltre 250 persone, continuando la battaglia legale nella sede più opportuna: quella penale.

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