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Il 28 aprile, come ogni anno, si è tenuta nel nostro Paese la giornata in ricordo delle vittime dell’amianto. La X giornata del ricordo, in Italia, è stata istituita nel 2006 con l'intento di tenere alta l'attenzione su quella che è una vera e propria guerra. Quest'anno le varie celebrazioni hanno permesso di fare il punto su una situazione che continua a provocare migliaia di vittime ogni anno (si stima che le morti per amianto siano 4.000 l'anno nel nostro Paese, e 120.000 nel mondo).

Il cemento amianto è stato bandito oltre 20 anni fa, ma ancora sono tantissime le strutture, pubbliche e private, che contengono la pericolosa fibra responsabile acclamata di ingenti danni al corpo umano. Secondo Legambiente i ritardi accumulati nel nostro Paese sono "importanti". L’amianto è stato vietato con una legge dello Stato (la 257 del '92) ma da allora poco si è fatto soprattutto sul censimento delle strutture, e ancor meno sullo smaltimento della fibra killer.

A oggi secondo le ultime stime (fonte CNR-Inail) ci sono sul territorio nazionale oltre 32 milioni di tonnellate di amianto, che sono distribuiti su 75 mila ettari di terreno, quest'ultimi dovrebbero essere bonificati con ingenti costi. I dati seppur impressionanti si riferiscono solamente ai siti censiti, e sono tanti a pensare che una quantità ancor maggiore è presente in strutture nelle quali il controllo non è stato neppure effettuato. Lo smaltimento di questa impressionante quantità di amianto è allo stato attuale uno dei problemi maggiori, i rischi dell’esposizione alla fibra sono risaputi e molti, soprattutto nell’ambito privato, preferiscono uno smaltimento illegale del cemento assassino, contribuendo, di fatto, a esasperare una situazione d’inquinamento ambientale nella quale il nostro Paese purtroppo primeggia.

E' necessario ricordare, infatti, che uno smaltimento corretto deve prevedere una messa in sicurezza degli edifici contenenti amianto, l’individuazione di una discarica abilitata, e il trasporto con mezzi omologati allo scopo. Le procedure devono essere portate a termine da personale specializzato e formato professionalmente, la distruzione poi si rivela alquanto complessa in quanto si deve evitare una disgregazione incontrollata del materiale, cosa questa che potrebbe liberare nell'aria piccole particelle pericolossisime per la salute. Tutte queste incombenze fanno lievitare i costi di smaltimento e contribuiscono a differire la risoluzione della problematica che senza un intervento forte dello Stato, sia legislativo che economico, rimarrà sempre attiva e pericolosa. Sono in molti a chiedere, infatti, l'introduzione del reato d’inquinamento e disastro ambientale, cosa questa che potrebbe limitare lo smaltimento illegale della fibra-killer. Sono in tantissimi poi a chiedere un recepimento delle risorse necessarie alla bonifica, risorse che secondo stime prudenziali potrebbero aggirarsi attorno a cifre superiori al miliardo di euro.

Nel frattempo gli allarmi si moltiplicano, è di questi giorni la notizia che l’amianto ha da solo procurato 15.000 casi di mesotelioma maligno (nel periodo che va dal 1993 al 2008). Questo dato che è riferito a una sola tipologia tumorale, da solo fa capire quanto sia importante trovare una soluzione immediata e condivisa sull’intero territorio nazionale. Tanto resta da fare: inizialmente si dovrebbe procedere a una corretta informazione sui rischi-amianto, informazione che da sola non risolve il problema, ma permette di conoscere i rischi legati all’esposizione all’asbesto. Successivamente si dovrebbe intervenire su un censimento particolareggiato e solo nell'ultima fase procedere alla messa in sicurezza degli edifici (tra i quali sono presenti anche scuole o acquedotti).

I costi da sopportare sono sicuramente ingenti, ma solo con un percorso completo si potrà avere la speranza di non piangere nel futuro vittime incolpevoli uccise dal cemento assassino.

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