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La Montefibre S.p.A. è nata nel 1972 come azienda chimica produttrice di fibre sintetiche di diversa natura, che nel corso dei decenni ha notevolmente diversificato i propri target di produzione e si è ramificata in una rete capillare di holding e joint-venture. E' attualmente coinvolta in una serie di processi correlati alla responsabilità della morte di diversi ex lavoratori che si ritiene siano stati esposti a fibre di amianto.

Dopo l'assoluzione nel 2011 dei vertici dell'azienda Montefibre, accusata di non aver protetto i propri operai dal contatto con fibre di amianto e di averne quindi provocato la malattia, si è concluso in questi giorni a Torino il dibattimento sul processo Montefibre bis. 

Dal 1972 al 1988 si verificarono, tra gli operai dello stabilimento Montefibre con sede a Verbania in Piemonte, 18 decessi, 8 dei quali per tumore al polmone e 10 per mesotelioma pleurico (universalmente riconosciuto dalla comunità medica come tumore correlato all'esposizione a fibre e polvere di asbesto); altri 9 operai, oggi ancora in vita, svilupparono malattie amianto-correlate. Dopo una prima assoluzione nel 2007, le cui motivazioni furono l'impossibilità di stabilire le precise responsabilità dei dirigenti che si erano susseguiti negli anni, nel processo Montefibre bis la dirigenza dello stabilimento chimico fu accusata di non aver preso sufficienti precauzioni per la salvaguardia del personale impegnato nella produzione di fibre sintetiche e materie plastiche; la formula di assoluzione ammetteva che il personale non era stato salvaguardato, ma chiamava in causa il nesso, definito non causale, tra il lavoro svolto nell'azienda dagli operai e la malattia da amianto, provocata, secondo la difesa, da una lunga esposizione avvenuta precedentemente al 1970. A quel tempo i vertici aziendali erano diversi e nel 2011, all'epoca del processo, i vecchi dirigenti erano ormai deceduti, così che l'opinione pubblica ebbe l'impressione che l'attuale dirigenza della Montefibre stesse giocando allo scaricabarile.

Attualmente è in corso il terzo processo e, oltre al Comune di Verbania, un gruppo di ex dipendenti della ditta ha deciso di costituirsi parte civile. Essendo le malattie causate da amianto lente a manifestarsi, è possibile che addetti alla lavorazione dell'asbesto sviluppino un tumore anche decenni dopo l'esposizione; nonostante i controlli medici, molti di loro hanno paura di morire o sviluppare malattie invalidanti, come è successo ad una cinquantina di colleghi negli anni precedenti.

Nel processo ter sono imputati per omicidio colposo e lesioni colpose 9 ex dirigenti e responsabili della società e dello stabilimento di Verbania. L'intenzione dell'avvocato dell'accusa Giacomo Mattalia è dimostrare che esistono riscontri scientifici che spiegano come, nelle malattie da amianto, siano rilevanti anche le esposizioni successive alle fibre, e ribaltare quindi la sentenza di assoluzione del processo Montefibre bis. Gli ex lavoratori malati e i familiari delle vittime di asbestosi sono rappresentati dallo studio legale di Laura D’Amico e sono convinti che una eventuale condanna farà scuola per gli altri procedimenti sulla responsabilità delle malattie da amianto. La richiesta della pubblica accusa riprende quella formulata dal pm verbanese nel processo Montefibre bis: 3-4 anni di carcere oltre al risarcimento da concordare in sede civile.

Il 22 maggio si terrà il primo dibattimento di Montefibre ter. Nel frattempo, molti ex lavoratori costituitesi parte offesa nel processo precedente sono morti di malattia, per cui a Montefibre ter si costituiranno parte lesa 12 soggetti, tra ammalati e familiari di lavoratori morti di cancro. Con una decisione senza precedenti, anche l'amministrazione comunale di Verbania ha deciso di costituirsi parte civile, reclamando il diritto alla salute intesi come diritto della cittadinanza a vivere in un ambiente salubre. Infatti nel comune di Verbania l'incidenza media del cancro al polmone è decisamente più elevata rispetto alla media italiana; l'azienda Montefibre è inoltre considerata responsabile dello sversamento di rifiuti tossici dal proprio stabilimento nel terreno e nelle falde del comune di Acerra (provincia di Napoli), dove attualmente la media dell'incidenza di cancro è una delle più alte del Paese.

La società Montefibre è citata come parte civile nel processo ter, quindi su di essa penderanno, in caso di condanna, i risarcimenti alle parti offese; un problema non da poco considerando che l'azienda si trovava, a ottobre 2014, in procedura di concordato. Gli operai esposti al rischio e i familiari dei lavoratori ricevuti quindi rischiano concretamente di veder sfumare, o calare notevolmente, la possibilità di un risarcimento.

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